Arte e Architettura del Ventennio  Profilo Pro

Arte e Architettura del Ventennio





ventennio.bbcc.it

Questa pagina presenta l'Arte e Architettura Italiana dal 1922 al '43 (detta del Ventennio).

Arte e Architettura Italiana dal 1919 al 44

Grazie da tutti i volontari dell'ABCOnlus - pagina coperta da copyright © ®


Selezione degli #oggetti più belli d'#arte, di #design e d'#arredamento in stile ART DECO del Ventennio Italiano.

La #Redazione di #Esperti d'#Arte dell'#ABCOnlus seleziona ogni giorno gli oggetti più belli da collezione.

Seguici, è possibile trovare delle vere occasioni in #asta.

Gli oggetti sono tutti in Stile ART DECO del Ventennio Italiano e molti di essi hanno anche una stima fatta da un esperto internazionale.

Vieni a vedere le occasioni di oggi e fai pure il Tuo rilancio diretto da qui:

Aste On Line: Oggetti in Asta Ora >

 


Manifesto di RAM


“Ogni fase storica, per positiva o negativa che la si voglia considerare - ha dichiarato #Federica_Sacco di #Legambiente_Nazionale - produce una realtà materiale che ne riflette la fisionomia culturale e sociale.

Salvaguardare gli edifici “del Fascio” non significa altro che agire in direzione di una consapevolezza culturale che pensa la conservazione mirando al senso delle cose, non ai valori che, nella mutevolezza della storia, sono di volta in volta attribuiti ad esse dagli uomini.

La ricerca di Legambiente dimostra che siamo di fronte – ha aggiunto Federica Sacco - ad un patrimonio importante che va valorizzato come merita, destinato ad ospitare iniziative culturali e sociali e non depauperato a fini meramente immobiliari”.

Lo stile che va dagli anni 20 agli anni 30 è parte della cosiddetta « Art Déco» , ma questo stile manifesta in Italia una qualità eccezionale estetica e innovativa. Il livello delle costruzioni e delle arti plastiche in Italia si ritrova raramente negli altri paesi.

Negli anni ‘20 fino alla metà degli anni '40 (fino alla fine della 2°guerra mondiale) c’è stato un tentativo interessantissimo di conciliare la tradizione romana e il modernismo più avanzato.

Una reinterpretazione intelligente della tradizione che in questa pagina non vuole essere un inno a quel periodo politico ma solo un luogo per rivalutare il patrimonio culturale che l'Italia ha e che ha comunque segnato nel bene e nel male la storia del "Bel Paese".

Non vogliamo fare propaganda e non vogliamo nemmeno che nessuna ideologia politica soffochi lo stato dell'ARTE e dell'ARCHITETTURA in un periodo dove artisti ed architetti erano in grande fervore creativo.

Un periodo difficile per l'intero popolo Italiano che è entrato in guerra.* Una caratteristica importane dell’«Art Deco» italiana è la sua armonia con le tradizioni nazionale e la sua conformità al senso estetico italiano.

 

Al contrario dello stile dei regimi totalitari comunista e nazista che hanno realizzato delle copie pesanti di misura sovra-umana e di un classicismo straniero alle tradizioni nazionali, lo stile "monumentalista" definito «mussoliniano» prolunga le realizzazione del classico senza megalomania (occorre sottolineare questo punto, che contraddice una affermazione molto comune che si trasmettono senza critica i libri di storia e le guide turistiche) e utilizzando – sopratutto per le parti visibili dei materiali nobili e tradizionali (travertino, mattoni, marmo) senza sacrificare (come sarà il caso dopo 1950) il bello all’utile.

Un vero interesse alla bellezza decorativa spiega l’aggiunta di statue, bassorilievi e mosaici, che spesso sono riusciti benissimo.

L'Italia di quel tempo ".. ha saputo amalgamare le tendenze più moderne dell’epoca al suo gusto per il passato glorioso della Romanità..

" (Guide Gallimard Rome, p. 92). Una diversità che rivela l’apertura alla modernità dell'Arte e dell'Architettura Italiana. Bisogna dire che un’altra caratteristica è la grandissima varietà delle creazioni. Al contrario degli stati totalitari di tipo nazista o comunista, gli architetti e artisti italiani del ventennio e trentennio non erano costretti a seguire direttive rigorose e godevano una grande libertà di creazione.

Lo Stato stesso ordinava spesso dei palazzi ad architetti che avevano delle concezioni molto diverse (cf. Palazzi della Posta a Roma). Accadeva anche che un architetto imponesse le sue idee a una municipalità conservatrice, che prima non era d’accordo.

Così sono state realizzate opere di un modernismo stupendo (per esempio le realizzazioni di Giuseppe Terragni a Como). Molte costruzioni italiane di questo tempo sarebbero state escluse dal Terzo Reich o dalla URSS di Stalin come « arte degenerata ».

Si pensi per esempio all’architettura del Complesso Romano del Dopolavoro in via Porta Portese, alla scultura o alla pittura (cf. alle opere conservate nel Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto).

La diversità delle tendenze ha fondato uno stile che noi chiamiamo del "Venetennio" che ha anche fatto fare una evoluzione alle opere “storiciste” del inizio (Milano Stazione Centrale) fino alla severità quasi germanica della Stazione Ostiense di Roma.

Le due maggiori tendenze sono il razionalismo funzionalista e il classicismo neo-romano.

 

La prima è rappresentata a Roma dal Palazzo della Posta di via Marmorata (Mario de Renzi e Adalberto Libera, 1935), dallo stupendo Complesso del Dopolavoro di via di Porta Portese, che sembra un opera del Bauhaus, o dal Palazzo dei Congressi nella E-42/EUR (Adalberto Libera, 1938), che è considerato un capolavoro di modernismo. Il complesso sportivo del Foro Mussolini/Foro Italico (Enrico Del Debbio, 1932) è anche un esempio tra i più notevoli di arte razionalista.

E’ anche interessante poichè è rimasto quasi intatto (tranne un ingrandimento sproporzionato dello stadio olimpico), pure l’Accademia di Scherma (Luigi Moretti) che si trova in questo complesso è interessantissima e modernissima.

La seconda tendenza è rappresentata da palazzi spesso maestosi con colonne o archi di travertino sul modello del Colosseo: a Roma il Palazzo della Civiltà italiana/del Lavoro (Giovanni Guerrini, Ernesto Bruno La Padula, Mario Romano, sotto la direzione di Marcello Piacentini, 1938); il Museo della Civiltà Romana nella E-42/EUR ; le facciate laterali della Stazione di Roma-Termini (Angiolo Mazzoni, 1938-39) ; lo stupendo ponte Flaminio (Armando Brasini, 1939-1951); la via della Conciliazione (Marcello Piacentini e Spaccarelli, 1938-1950).

La Città universitaria (Marcello Piacentini, 1935) è rappresentativa delle due tendenze. La chiesa di San Pietro e Paolo nella E-42/EUR (Arnaldo Foschini, 1937-1941), con volumi strettamente geometrici, rispetta un piano in croce greca dominato da una grande cupola d’ ispirazione rinascimentale, mentre la cupola decorata da cassoni e portata da muri con oculi fa parte del vocabolario architettonico antico.

Le statue di questa epoca, sopratutto maschili, sono anche nel prolungamento della tradizione antica, rinascimentale e neo-classica.

Sono una testimonianza del livello di qualità eccezionale degli scultori dell’epoca in Italia (per esempio Bianchini o Morescalchi nel Stadio dei Marmi a Roma).

Un arte e un’architettura alla base delle tendenze e creazioni della dopoguerra.

Una grande parte dell’architettura del dopoguerra, sopratutto razionalista, nasce dalle tendenze dell’architettura del "Ventennio".

Le costruzioni cosiddette "fasciste" sono spesso state terminate dopo il 1945 (a Roma : la via della Conciliazione ; il ponte Flaminio ; la Stazione Termini ; il palazzo del Littorio (oggi Ministero degli Affari esteri) ; il Ministero delle colonie italiane (oggi sede della FAO) ; etc. , talvolta con modificazioni (per esempio la facciata frontale della stazione di Roma-Termini, 1950).

 

Anche gli architetti hanno proseguito il loro lavoro fino agli anni 60-70.

Come avete capito da questa breve presentazione è un patrimonio importantissimo che scoprirete leggendo e visitando questa pagina che collega il passato con il presente e ci presenta lo stato dei luoghi che anche oggi stiamo usando e frequentando.

Vedi il tours su Roma >

Un periodo storico di grande fervore culturale che ha prodotto moltissimo e che ha portato il paese dal degrado lasciato dalla Prima Guerra Mondiale al paese moderno che siamo oggi.

Quindi trascurare, abbandonare o deturpare il nostro Patrimonio Storico/Culturale solo perchè si è di una ideologia politica diversa ci rende un polo incivile e poco coerente con se stessi. Anche se gli errori gravissimi che sono stati fatti in quegli anni, ci sono stati e questo non lo dobbiamo dimenticare MAI !

Ti consigliamo di contattarci da qui http://www.beniculturalionline.it

*L'archivio storico dell'Istituto Luce nel registro Unesco Memory of the World.

"Prestigioso riconoscimento per il maxi-patrimonio di immagini italiano con sede a Roma: fonte documentaria ineguagliabile."